Riti e Usanze

Tradizioni

I riti friulani più antichi si rifanno alla mitologia celtica, le cui principali “festività” erano regolate dal ciclo solare e da quello lunare.

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Sagre friulane

Tradizioni

Il termine Sagra ha origine latina, deriva infatti dall’aggettivo sacrum (“sacro”). La Sagra si connota per la sua dimensione religiosa. Nasceva, infatti, in ricordo della consacrazione vescovile della chiesa, con dedicazione della stessa ad un Santo. Fin dai tempi più antichi la festa della dedicazione era contraddistinta da due elementi: il ballo ed il pasto comunitario. Nei primi tempi del cristianesimo aquileiese, dunque, il ballo e la distribuzione di cibo facevano parte della stessa liturgia. Nei secoli successivi, tuttavia, ebbe sopravvento un processo di distinzione tra ciò che veniva considerato “materiale” è quello che era considerato “spirituale”. L’innocuo ballo sagrale divenne così “tentazione diabolica”, tanto che numerosi Sinodi Aquileiesi (celebrati tra il 1219 ed il 1740) ne proibirono ripetutamente la diffusione ed il radicamento. Proibizioni e scomuniche furono così insistenti che nei primi anni dell’Ottocento erano, ormai, pochissime le feste da ballo tenute nelle pubbliche piazze. In questo clima di proibizioni, le feste da ballo si trasferirono nelle osterie mentre le piazze, furono lentamente occupate da giostre, tiri a segno e bancarelle. Tali attrazioni, che furono per secoli marginali rispetto al ballo sagrale, assunsero così un ruolo centrale in tutte le sagre friulane. Naturalmente insieme al vino.   [icon_box icon_image="fa-cogs" line_icon="" title="Avvertenza" description="Questa sezione è ancora in costruzione. Ci scusiamo per il disagio." link="" type="ibox-center" shade="ibox-dark" effect="ibox-effect" box="" outline="ibox-outline"]

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Villotte Friulane

Musica, Tradizioni

La Villotta è una composizione polifonica legata all’antica tradizione del canto popolare friulano. Non troppo dissimile dal primo “Lied” tedesco, si diffuse in Friuli a partire dal XV secolo. Le Villotte sono caratterizzate da un breve testo poetico popolare, spesso frutto d’improvvisazione. I testi, tramandati oralmente, erano frequentemente modificati a seconda del gusto personale. Proprio per mantenere vivo il canto il più a lungo possibile, spesso le parole venivano inventate sul momento oppure era uso abbinare testi differenti ad una medesima melodia (ma anche utilizzare le stesse parole accompagnate da ritmi differenti). Vista la natura armonica della Villotta, sarebbe lecito pensare che questa fosse nata per essere cantata “in coro”, molto più spesso veniva, invece, cantata in piccoli gruppi spontanei, e ancora più sovente a due voci. La trascrizione più antica di una canzone friulana riporta la data del 14 aprile 1380. Il testo della canzone era stato inserito in un atto rogato avvenuto in quell’anno a Cividale. La ballata è nota come “Piruç myò doç inculurit”. Sarà comunque necessario aspettare Ermes di Coloredo (Colloredo di Monte Albano, 1622 – Gorizzo di Camino al Tagliamento, 1692) affinchè la Villotta passì da fenomeno di tradizione orale a produzione compositiva d’autore. Le prime raccolte di Villotte furono realizzate a partire dal 1865 per i versi e dal 1892 per quanto riguarda la musica. I soggetti prediletti delle Villotte sono: l’amore, la natura, l’invito sessuale, il sarcasmo, la canzonatura, la rivendicazione, la guerra, l’emigrazione. La raccolta più nota è quella di Adelgiso Fior (1954, Milano, ristampa anastatica Ass.Culturale Fûrclap 2003) che censisce circa 400 Villotte friulane. Tuttavia si ritiene che le Villotte siano molte di più, circa 600 con oltre 1700 varianti! Il 16 Novembre 2014 a Tokyo, il coro “Fantasia” dell’Università musicale Senzoku ha presentato un medley di villotte in marilenghe. Trattasi della prima esibizione in lingua friulana di un coro nipponico. (Video) Tutti i canti popolari friulani su YOUTUBE.  

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Rievocazioni storiche

Tradizioni

Fare rivivere la storia significa proporre avvenimenti, personaggi, mestieri e rituali del proprio passato.

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Leggende friulane

Tradizioni

In origine, la parola “leggenda” (dal latino legenda) stava a significare una “cosa degna di essere letta”. Con questo termine era uso indicare la narrazione della vita e dei miracoli di un Santo. In seguito, la parola acquistò un significato ben più esteso indicando tutti quei racconti (caratterizzati da elementi reali ma anche di fantasia) che davano delle risposte a fatti e cose avvenute nel passato. Proverbi, detti, fiabe e aneddoti erano, di fatto, lo strumento principale di intrattenimento dei nostri antenati. [pt_view id="f64018anue"]

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Cucina friulana

Cucina, Tradizioni

La cucina popolare risente della varietà geografica della regione, caratterizzata a Nord da alti monti, quindi scendendo verso Sud, da colline moreniche, quindi da una bassa pianura che giunge fin all’Adriatico. Tale diversità geografica si riflette anche nei piatti “rustici” che caratterizzano l’antica cucina friulana. Nella zona montana, infatti, si predilige la cacciagione con la polenta, zuppe, minestre e i famosi cjalçons (ravioli di differente pasta, forma e dimensione a seconda della zona di preparazione).  Con la zona collinare condivide altre famose pietanze come il frico e il musèt con la brovade. Scendendo verso la pianura, la cucina si fa sempre più raffinata pur rimanendo la polenta l’alimento di base. Il litorale friulano, risente molto dell’influenza della cucina veneziana, risultando quasi “ingentilito” nei sapori e dove trova naturale collocazione il bacalà, cioè lo stoccafisso. La polenta è senza dubbio uno dei componenti dell’alimentazione più importante. Prima che il mais fosse importato dalle Americhe (si ritiene che fosse presente al mercato di Udine già nel 1620), la polenta veniva preparata usando la spelta (Triticum spelta) o ancora con altri cereali minori. Anche le erbe spontanee rivestono, per la cucina friulana, una grande importanza. In Primavera e in Estate, ancora oggi, si va per campi e prati a cogliere le erbe con cui insaporire i più comuni piatti. E’ così che la grassala(e) si utilizza per i gnocchi, lo scopìt per il risotto, la tala(e) per le insalate. La tala (tarassaco raccolto ancora nano) viene anche saltato in burro e speck e spruzzato d’aceto così da farne una vera “leccornia”. La cucina friulana è caratterizzata da numerose “prelibatezze”, a cominciare dal prosciutto di San Daniele (si ritiene conosciuto già in epoca romana), passando per i salumi di Sauris, il formaggio Montasio (prodotto a partire dal XIII secolo grazie all’opera dei monaci benedettini dell’Abbazia di Moggio), i gustosi asparagi di Tavagnacco .. senza poi dimenticare il buon vino (anch’esso rinomato già in epoca romana). La contessa Giuseppina Perusini Antonini, autrice del libro “Mangiare e bere friulano”, considerato dai più come un vero e proprio manuale della gastronomia friulana, tratta i piatti tipici friulani, come: la Cueste cu li verzis (costine di maiale con le verze), il Frico, le Frittate alle erbe, il Musèt e brovade (cotechino servito con rape inacidite nella vinaccia), la Polenta, il Salàm cu la civole (salame con la cipolla), il Salàm tal asêt (salame nell’aceto). Tipico della cucina carnica sono invece i Cjalçons, sorta di ravioli di magro ripieni di erbe e spezie conditi con burro fuso e ricotta affumicata. Molti sono anche i dolci, tra questi: i Crostui (sfoglia fritta cosparsa di zucchero a velo, tipico dolce carnevalesco); le Esse di Raveo (biscotti tipici della Carnia a forma di S), le Frìtole (frittelle con uvetta o mele), la Gubana, gli Strucchi (fagottini di pasta fritti o lessi, ripieni di frutta secca e pinoli), lo Strudel, i Krapfen, la Pinza (tipico dolce pasquale), le Favette (tipici dolci della festività dei Santi). Pare che anche il Tiramisù abbia origini friulane (fonti giornalistiche sostengono che il dolce sia stato inventato in Carnia negli anni cinquanta, presso l’Albergo Roma di Tolmezzo). Famosi i vini. Tra i neri ricordiamo: il Cabernet, […]

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Danze friulane

Musica, Tradizioni

Sono numerose le danze popolari del Friuli, alcune di esse anche assai antiche. Generalmente le danze friulane rappresentavano aspetti della vita affettiva, in particolare: il corteggiamento, il fidanzamento e il matrimonio. Così, durante l’estate si ballava all’aperto, presso le corti o nei cortili, solitamente la Domenica. D’inverno, invece, le famiglie si ritrovavano nelle stalle. Questa era una “ghiotta” opportunità per i giovani per conoscere e ricercare l’anima gemella! Numerosi erano i momenti conviviali durante i quali il ballo diventava protagonista, tra questi sicuramente le feste di matrimonio. Ma, il ballo era protagonista anche durante l’accesione dei Pignarûi, antico rito celtico. Tra le danze maggiormente diffuse ricordiamo la “Stajare”, la “Furlana”, la “Stiche”; balli che ritroviamo con diverse movenze a seconda della zona del Friuli. Fino agli anni ’50 la danza popolare era molto diffusa; l’accompagnamento musicale veniva fatto per lo più con la fisarmonica, col lirion, il flauto e il violino. Oggi, ad esclusione dei Gruppi Flokloristici, difficilmente questi balli vengono ancora diffusamente praticati. Alcune delle danze friulane più note … La Ziguzaine La Ziguzaine è un’antica danza popolare, il cui nome deriva da “Zigeuner Geige”: violino degli zingari. Con questo termine infatti era uso indicare una “sviolinata”, cioè una suonata dedicata alla persona amata. Si tratta dunque di una danza di corteggiamento simile alla mazurka, che lascia molta libertà alla coppia di danzatori. Un tempo veniva ballata in occasione dell’accensione dei fuochi celtici. La Vinca La Vinca o Bal Del Truc è un ballo in coppia che solitamente si eseguiva alla fine della sagra paesana. Il ballo che ha la vitalità di una polka, si conclude con un segno di affetto tra fidanzati. La Torototele La “torototele” è una danza rustica di antiche origini ballata con movenze assai allegre e vivaci. La danza prevede una disposizione prima “a quadrato” per poi finire a semicerchio. Il nome sembra derivare dal termine “Torototei” che un tempo indicavano dei cantastorie itineranti, che accompagnati da rudimetali strumenti raccontavano storie e racconti. Il termine è stato poi associato, molto più semplicemente, a coloro che rientrando da un viaggio portavano notizie dai paesi vicini … oggi diremmo, che facevano “gossip”. La Stajare La Stajare è una danza originaria dell’Austria, più precisamente della Stiria regione dalla quale giunse fino alle nostre terre. La danza assunse poi caratteristiche tipicamente locali. Stiamo parlando di una danza rustica, simile alla mazurca. Il tema della Stajare è stato inserito da Beethoven nella sua Sonata opera 81 A dal titolo “Das Wiedersehn” (L’incontro). La Resiana La Resiana o Resianca è una danza molto antica originaria della Val di Resia. Veniva eseguita da due violini detti “zitira” e da un violoncello detto “bùncula”. Si tratta di strumenti modificati per rendere il suono simile a quello delle cornamuse. La danza è caratteristica per il ritmo frenetico e travolgente. Si danza in coppia, anche se i ballerini pur stando sempre di fronte uno all’altro non si toccano mai, si spostano oscillando con passi leggeri sino a scambiarsi di posto, girando su se stessi e, gli uomini, battendo il piede a terra. La Quadriglia La Quadriglia era nota, già alla fine del Seicento, in quasi tutta […]

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Tradizioni popolari

Tradizioni

La storia millenaria del Friuli è contrassegnata da circostanze infauste che tuttavia non hanno mai mutato il “comune sentire” dei friulani. Questo fino alla metà del Novecento. La ricostruzione post-bellica, l’industrializzazione, quindi la globalizzazione e la più recente immigrazione hanno, di fatto, tristemente mutato le antiche consuetudini del Popolo friulano. Una metamorfosi forse inevitabile, che ha portato fatalmente al tramonto di molte tradizioni che distinguevano queste terre. I riti solari del fuoco hanno rappresentato le solennità più importanti per i nostri antenati. La tradizione di accendere fuochi in occasione di equinozi e solstizi è da legare all’adorazione di Belanu. Riti ancora oggi particolarmente sentiti e riproposti nell’accensione di Pignarûi e nel tir des cidules. Venerato dai Celti continentali ed insulari era noto per la sua influenza sulla luce solare e di conseguenza: sull’agricoltura, sulla stagionalità, sulla temperatura, sull’allevamento .. in pratica su ogni attività umana dell’epoca protostorica. Sovrintendeva, inoltre, sull’illuminazione della psiche nell’accezione spirituale e mentale, come guida alle innovazioni ed invenzioni. Il culto di Belanu era il fulcro della religiosità dei Carni; culto particolarmente sentito anche ad Aquileia dove vi era un tempio a lui dedicato (come probabilmente a Zuglio). Erodiano racconta con minuzia di particolari l’assalto dell’imperatore Massimino il Trace ad Aquileia (238 d.C.) quando Belanu fu visto difendere le mura della città. Anche la festa rituale del Beltane celtico, celebrata in primavera per ricordare la rinascita del Dio della luce, deriverebbe proprio dall’antica tradizione legata a Belanu. Per contro, la ciclica morte del Dio della luce veniva ricordata con feste come Yule o Imbolc, intorno alla fine di dicembre. Il significato dei “fuochi friulani” è, dunque, da ricercare negli antichi riti propiziatori e di purificazione celtica. La Chiesa consacrò, poi, tali solennità alla nascita di Cristo e a San Giovanni Battista. Gli altri momenti del rinnovamento annuale, saranno così contrassegnati dal Carnevale e da Ognissanti. A mezza primavera veniva festeggiata la rinascita della natura con i riti del Calendimaggio, mentre l’estate era contrassegnata da numerose sagre paesane generalmente coincidenti con le celebrazioni del Santo patrono e da provanti pellegrinaggi. Le feste erano l’unica occasione per concedersi un po’ di svago. Queste erano accompagnate da canti e danze. Le danze raffiguravano aspetti della vita affettiva, in particolare il corteggiamento. Tra le danze maggiormente diffuse ricordiamo la “Stajare”, la “Furlana”, la “Stiche”; balli che ritroviamo con diverse movenze a seconda della zona. Il canto, invece, troverà nella Villotta la sua massima espressione lirica. I giorni di festa coincidevano con le principali scadenze liturgiche oppure con i festeggiamenti legati al ciclo agrario. In particolare, il licôf (la prima testimonianza scritta risale al 1337) si organizzava alla fine della costruzione di una casa, quando si uccideva il maiale o si finiva la vendemmia. Particolarmente sentita tra la popolazione era la Pasqua. Il Giovedì ed il Venerdì Santo le campane delle chiese erano mute. I ragazzi correvano per le strade con chiassosi arnesi (cràzzulis, mazzalutis, batècui o batitòcs) che ricordavano le ferite inferte a Gesù. Le chiese stesse erano dotate di cràzzulis (anche di grandi dimensioni) che venivano utilizzate dal campanile per segnalare le funzioni durante il periodo di silenzio delle campane. Il Venerdì Santo, […]

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