Storia del Friuli

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Furono i Carni, popolazione di origine celtica che abitava nel 400 a.C. (circa) la zona montana friulana, i primi ad influire sulla cultura degli abitanti di queste terre. Sconfitti dai Romani (115 a.C.) continuarono a vivere a loro fianco parlando, però, un latino con inflessione e accento propri, conservando altresì molte parole della propria lingua madre. Furono così ostinati che 400 anni dopo Fortunaziano (vescovo di Aquileia dal 342 al 369) era costretto a stendere i commenti del Vangelo in lingua rustica anziché in latino. Secondo alcuni storici, fu proprio questo fatto a concorrere alla formazione di caratteri assai distinguibili rispetto agli altri idiomi dell’Italia settentrionale e quindi a portare alla nascita della lingua Friulana.

Saranno però i Longobardi ad incidere in modo ben più significativo sulla cultura delle Genti friulane. I Longobardi elessero queste terre a proprio Ducato (569-776) organizzandolo in quattro “municipi”: Forum Iulii (Cividale), Aquileia, Iulium Carnicum (Zuglio) e Concordia, andando così a delineare quelli che saranno poi i confini del cosiddetto “Friuli Storico”. Come si diceva, molto deve il Friuli ai Longobardi; persino il nome a queste terre. Proprio sotto il governo longobardo, il termine “Forum Iulii” subì una trasformazione lessicale andando ad indicare territori sempre più vasti, intorno alla capitale Cividale fino ad identificarsi con l’intero Ducato: il Friuli.

Quello friulano sarà l’ultimo Ducato a capitolare di fronte all’esercito dei Franchi, in gran numero superiore rispetto ai seppur valorosi cavalieri friulani che guidati dallo sfortunato Rotgaudo perirono sul Piave nel vano tentativo di fermare l’avanzata di Carlo Magno. Ciò nonostante, i Longobardi si unirono così saldamente al Friuli che tracce della loro influenza si percepirono sino al XV secolo.

La maggior parte degli storici, fa risalire all’Anno Mille l’origine della lingua friulana e con essa quell’omogeneità etnico-culturale che sarà la caratteristica del Popolo friulano da li in avanti.

Era il 3 aprile 1077, quando il Patriarca di Aquileia Sigerardo riceveva dall’Imperatore Enrico IV l’investitura feudale con prerogative ducali su tutto il Friuli. L’11 giugno dello stesso anno, furono donate, al Patriarca, anche la Marca di Carniola e la Contea d’Istria. Si trattava della nascita della “Patria del Friuli”, entità indipendente che rimase tale fino al 1420. Pur non trattandosi di un vero e proprio stato sovrano, il Friuli, rappresenterà una delle forme più mature di organizzazione politica del tempo.

Maturità che ritroviamo nella costituzione del Parlamento della Patria del Friuli (1231-1805), che possiamo oggi ascrivere come una delle assemblee parlamentari più antiche (insieme a quello d’Islanda) e longeve d’Europa. Quindi, nella fondazione dell’Università di Cividale (1344), una delle prime scuole d’istruzione superiore. Ma anche nella stesura della Constitutiones Patriae Foriiulii detta Codice Marquardiano (1366), corpus di leggi civili e procedurali che formò la base principale del diritto friulano, e non solo, fino alla fine del XVIII secolo.

Il Friuli, seppur con confini assai mutevoli, raggiunse la sua massima espansione grazie a Volchero di Erla (Patriarca di Aquileia dal 1204 al 1218), divenendo il più vasto stato italiano dell’epoca. I confini del Friuli Storico si allargarono ad Est fino a comprendere l’Istria, parte della Dalmazia, della Slovenia (fino a Lubiana) e della Croazia, e a Nord, il Cadore e parte dell’attuale Carinzia.

La successiva conquista veneziana (1420) del Friuli, debellò il potere politico ma mantenne inalterati i diritti feudali, incidendo solo superficialmente nella cultura e negli usi dei friulani. Il Parlamento della Patria continuerà a legiferare (seppur su questioni di minor rilievo) mentre la lingua friulana continuerà ad essere utilizzata ufficialmente nella catechesi.

Nei secoli successivi il Friuli fu oggetto di nuove guerre e conquiste ma fu anche protagonista di rivolte alla ricerca della perduta autonomia, come nel 1511 contro i veneziani o quelle del 1848 e del 1864 contro gli austriaci. Infine, tra il 1866 ed il 1918 il Friuli sarà annesso all’Italia, subendo un processo di italianizzazione certamente non del tutto voluto.

«La cultura etnografica europea è concorde nel riconoscere al Friulano la fisionomia di popolo originale, ben distinto dal popolo italiano e da classificarsi nell’ambito del gruppo ladino. […] Ma è diffusissima, a livello giornalistico e politico, l’idea che l’affermare una simile originalità sia un attentato alle lotte e al patrimonio del Risorgimento e, in ultima analisi, all’unità della patria, con sicumera identificata con lo Stato. Ora conviene accennare, per il lettore italiano, che il concetto di popolo va identificato con quello di nazione, ma accuratamente distinto da quello di stato, realtà giuridico-amministrativa, mentre popolo e nazione sono realtà etnica e culturale. […] Per noi i Friulani sono un popolo, una nazione non italiana, anche se da 110 anni […] politicamente compresi nello stato italiano.» (Tratto da “Friuli, un popolo tra le macerie” di Francesco Placereani, Gian Carlo Menis, Federico Rossi con presentazione di David M.Turoldo, Edizioni Borla, Roma 1977)

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